La miglior difesa è sempre il giusto mix tra sistemi attivi
di difesa (cani da guardia, armi non letali e da fuoco) e tecniche
passive: porte blindate, offendicula, telecamere,
collegamenti con le Forze di polizia
Almeno una volta al giorno qualche trasmissione televisiva ci rende partecipi di storie di degrado, di furti e di rapine subite in casa. Quando la paura supera certi livelli, la gente chiede più sicurezza e se non viene accontentata cerca di difendersi da sola. E’ bene chiarire subito un fatto: accogliendo 200.000 disperati l’anno (tra frontiere marine e terrestri), a cui non possiamo garantire un lavoro e un alloggio degni dell’essere umano, facciamo in modo che il degrado avanzi nelle nostre città e che una parte di questi nuovi arrivati inizi a delinquere. Come se non bastassero i criminali italiani che già abbiamo.
Il degrado delle città è arrivato ad un punto preoccupante e questo è prodromico alla criminalità violenta che fa paura a tanti. Le Forze dell’ordine che sono preposte alla “sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità, e alla tutela della proprietà” (art. 1 Tulps) sono anagraficamente sempre più anziane e non sempre ben impiegate sul territorio. Risultato: i cittadini si sentono soli e abbandonati. Qualcuno, sobillato dai “cercatori di voti”, invoca le armi, la difesa sempre “legittima”. Insomma, i cittadini hanno paura e vogliono difendersi.
Sui media e nelle piazze arrivano le divisioni politiche e demagogiche tra chi vorrebbe farsi giustizia da solo e chi vuole nascondere il problema, compresi quelli che non vogliono le “armi libere” (come se in Italia non avessimo la normativa più restrittiva d’Europa) perché prevedono un aumento della recrudescenza degli atti criminali. In buona sostanza, secondo questi “liberi pensatori”, se i criminali (che vanno a rapinare una casa) dovessero sapere che il proprietario è armato, andrebbero armati a loro volta e invece di picchiarlo, legarlo, torturarlo e derubarlo, lo ammazzerebbero in uno scontro a fuoco degno dell’O.K. Corral.
Al di là di queste speculazioni, il punto però è sensibile, come ci difendiamo dalle aggressioni? Preliminarmente è bene dire che i criminali attaccano i luoghi e le persone più vulnerabili e quelle che hanno un più alto rendimento dal rapporto sforzo/beneficio per cui è bene affermare che ai malviventi, più gli rendiamo la vita difficile, meglio è.
I sistemi di difesa passivi delle abitazione sono ottimi per scoraggiare i malviventi: sistemi di allarme di prossimità, anti intrusione, collegamenti con le Forze dell’ordine o con la vigilanza privata, telecamere di sicurezza (magari con lo store delle immagini altrove), porte e finestre blindate, “panic room” (stanze blindate dove ci si può rifugiare), offendicula (es. vetri, filo spinato) nelle recinzioni. Questi sistemi hanno il vantaggio di essere piuttosto sicuri ma anche costosi e, inoltre, più è importante ciò che dobbiamo difendere, più la nostra casa si trasformerà in un bunker.
Esistono sistemi attivi di difesa quali il “controllo del vicinato” (una mutua sorveglianza tra vicini), i cani da guardia, le armi non letali, le armi da fuoco. Questi sistemi hanno il vantaggio di non essere troppo costosi ma di essere vulnerabili “all’effetto sorpresa” e richiedono una preparazione specifica.
Il cittadino impaurito ha il diritto di scegliere la modalità di difesa sua, dei suoi cari e dei suoi beni (sacrosanti se guadagnati onestamente), da attuare in casa propria. Il concetto base che però deve passare è che la difesa privata non può essere una questione politica, cioè non può essere cavalcata da politici radical-chic o da quelli che istigano delle paure, a volte, irrazionali. Non si può pensare, oggi, che le Forze di polizia abbiano il pieno controllo h24 del territorio, come non si può pensare che un cal.12 risolva ogni problema.
Fatto salvo che le Forze di polizia fanno quello che possono e lo fanno egregiamente, la difesa anche privata deve essere un giusto intreccio tra Comuni e privati. I Comuni che devono avviare politiche di sicurezza serie (come ad esempio la videosorveglianza del territorio) e i privati che prima di pensare ad ammazzare il ladro, facciano davvero un “security assessment” delle loro abitazioni e dei relativi abitanti, in cui si analizzano le vulnerabilità e i rischi connessi all’intrusione di malviventi.
La miglior difesa è sempre il giusto connubio tra un ragionato mix di sistemi attivi e passivi. Chi vive in un condominio non ha certo bisogno di comprarsi una pistola per difendersi, gli basterà avere una buona blindatura a porte e finestre esterne, delle porte interne robuste e chiuse durante le ore notturne, una cassaforte e al massimo una bella bombola di spray urticante al peperoncino (di cui è libera la vendita e la detenzione ma non il porto) da utilizzare contro il “rapinatore”. Al massimo, per maggiore sicurezza, si potrà aggiungere una videosorveglianza condominiale o il controllo del vicinato.
Nel caso di colui che invece vive in aperta campagna, lontano o escluso da quella fascia di sicurezza cittadina che dovrebbe essere garantita dai sindaci, il discorso è diverso E’ solo in base alla sua vulnerabilità, e non agli umori del politico buonista o guerrafondaio, che dovrà basare la sua strategia. Se questo cittadino sceglierà offendicula, cane da guardia e cal.12 oppure porte blindate, sistemi di allarme, panic room e mazza da baseball, dipenderà solo da lui, dalla sua vulnerabilità e dal modo in cui è in grado di usare gli strumenti che avrà scelto per difendersi.
E’ necessario ricordare che il diritto alla sicurezza è uno dei diritti umani sanciti dalla dichiarazione del 1948, non può trasformarsi in “pareri poco esperti” o in bagarre politica, deve essere la base di partenza della società, in quanto, non esiste benessere senza sicurezza.
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