Attraverso i media ci stiamo abituando alle alluvioni che giornalmente funestano il pianeta in cui viviamo.
L’alluvione per i danni e perdite umane possiamo paragonarla ad un evento sismico per danni e perdite di vite umane.
L’alluvione è tutto quanto consiste nello straripamento di corsi d’acqua che ingrossati da piogge torrenziali travolgono tutto nelle loro corse, distruggendo l’uomo e le sue opere. E’ un avvenimento ordinario in natura poiché consiste in un fenomeno che modifica l’aspetto stesso della terra, di rado benefico, come nel caso del Nilo.
In Italia il verificarsi delle alluvioni è facilitato dalla stessa configurazione del suolo poiché l’assetto ideologico del nostro Paese è caratterizzato da una gran quantità di fiumi e torrenti che scendono dalle zone collinari e montane fino al mare.
Tutti ricordiamo l’alluvione che inondò Firenze il 4 novembre 1966, quando la fuoriuscita dell’Arno dagli argini provocò una enorme quantità di acqua e fango che invase il centro cittadino e le campagne circostanti, con danni incalcolabili specialmente per uniche e prestigiose opere d’arte conservate in quella città.
Da non sottovalutare alluvioni che distruggono o cancellano centri abitati in tutto il territorio nazionale, a causa di negligenze politiche dirette al controllo e alla tutela dell’assetto ideologico.
Molti fattori determinano l’alluvione, tra i quali è da collocare al primo posto il fattore naturale, come le condizioni meteorologiche caratterizzate da piogge abbondanti e persistenti, ma anche da fattori indotti, costituiti spesso dall’opera dell’uomo e la mancata responsabilità di coloro che hanno il compito di gestire il territorio con la manutenzione del letto dei fiumi, le cui acque tendono ad accumulare sul fondo detriti, rifiuti, rami e altro di tutti i generi che limitano la portata dell’acqua e diminuire la velocità.
Unendo alle gravi condizioni meteorologiche con intense e prolungate precipitazioni, ai fattori indotti, il livello dell’acqua fluviale si alza e l’alveo non riesce più a contenerla traboccando e diffondendosi con impeto nelle zone circostanti, travolgendo ogni ostacolo, allagando le campagne, le abitazioni, i locali situati ai piani più bassi come abbiamo testimonianza che avvenga in questo inverno anche in altri continenti.
Ritornando sul discorso di “fattori indotti” ricordiamo che numerose aree boschive e collinari vengono adibite a centri urbani residenziali e a centri industriali senza adeguata sistemazione del territorio per il deflusso e lo scorrimento delle acque, provocando alta vulnerabilità agli effetti delle precipitazioni piovose in grado di causare inondazioni con il rapido affluire nei corsi d’acqua fluviale, non predisposti a ricevere grandi masse di acqua oltre la normale portata.
Occorre provvedere alla regolamentazione dei corsi d’acqua, poiché l’assetto del territorio va continuamente controllato e difeso per scongiurare gli effetti delle piene.
L’uomo con le continue trasformazioni cui ha sottoposto il territorio ha alterato la meravigliosa e peretta macchina che è la natura, con continui disboscamenti che hanno privato il moto delle acque di un freno naturale.
Il degrado del sistema ideologico e una necessaria disciplina dei corsi d’acqua fanno sì che 24 ore di precipitazioni piovose di normale entità possano trasformare un semplice corso d’acqua in una ondata impetuosa che spazza via tutto ciò che trova sul suo viaggio verso la natura.
Si aggiunge ai pericoli dovuti alle alluvioni il pericolo della contaminazione dell’acqua potabile che rende indispensabile interventi per la sua purificazione.
L’alluvione non è uno spettacolo affascinante e spettacolare, è la distruzione del progresso raggiunto dall’uomo con anni ed anni di lavoro, a poco valgono gli aiuti provvisori se non si provvede ad evitare gli stessi errori che procurano calamità e l’intervento comune con leggi e lavoro per evitare la distruzione di quanto conquistato con il “sudore della fronte”.
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