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Dicembre/2010 - SOLO ON LINE SU POLIZIA E DEMOCRAZIA
Costituzione
Zagrebelsky: “L’Italia? E’ il Paese dei... giri”
di Michele Turazza

Si è conclusa col tutto esaurito l’ultima serata della rassegna “La Costituzione italiana: progetto di convivenza civile” – svoltasi a Verona, lunedì 13 dicembre, presso l’auditorium del Palazzo della Gran Guardia – che ha visto la partecipazione del presidente emerito della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky.
Durante le due ore di incontro, moderato dal prof. Maurizio Pedrazza Gorlero, l’illustre studioso ha toccato, col suo inconfondibile stile rigoroso ma divulgativo, tutte le problematiche relative allo stato di salute della nostra Costituzione e dei principi fondamentali che vengono continuamente erosi, sviliti, calpestati, fino ad essere considerati inutili ostacoli da rimuovere, anziché, appunto, fondamento del nostro vivere civile. “In passato – ha esordito il professore – la Costituzione italiana è stata terreno di unità e tutti si riconoscevano in essa: ha dunque funzionato come collante della vita associata per molto tempo. Le vere Costituzioni, come la nostra, sono quelle capaci di sopravvivere alla generazione che le ha prodotte: la permanenza nel tempo e la difficile, o limitata, modificabilità sono elementi costitutivi delle stesse costituzioni che, a differenza delle leggi, sono fatte per durare”.
Che dire allora dei continui tentativi, da parte delle varie maggioranze politiche che si alternano alla guida del Paese, di riformare la Costituzione? “Esse hanno una visione distorta delle Carte fondamentali: le considerano strumenti di potere, di governo, anziché strumento di controllo del governo e di limite al potere. Il potere politico non è assoluto, ma sta ‘sotto’ alla Costituzione: in altre parole il potere è sottoposto a un diritto, quello costituzionale”.
Quali rischi corre dunque la nostra democrazia costituzionale? Spiega Zagrebelsky: “La democrazia si corrompe e, a poco a poco può morire, quando si trasforma in oligarchia, che è legata all’espandersi della corruzione, favorita dalla presenza dei ‘giri’. Il nostro è il Paese dei ‘giri’. Frequente è infatti la domanda che ci poniamo quando notiamo un uomo, non particolarmente dotato di capacità o intelligenza, fare rapidamente carriera: a che ‘giro’ appartiene?”.
Il ‘giro’ è il principale fattore di inquinamento della vita democratica poiché in esso viene offerta fedeltà a una persona in cambio di protezione, e i diritti vengono declassati a favori che il potente di turno elargisce a chi gli garantisce dedizione. “Le pratiche corruttive – precisa il professore – si diffondono tanto più i diritti sono disconosciuti, non garantiti, e tanto più gli apparati pubblici funzionano male. Il sistema dei ‘giri’ si basa sull’ingiustizia sociale e sull’illegalità in quanto ogni favore comporta un trattamento differenziato nei confronti di qualcuno: esso costituisce una vera insidia per la democrazia perché fa sorgere, e permanere, strutture e pratiche discriminatorie che minano quel rapporto di fiducia che in un sistema sano dovrebbe legare i cittadini ai meccanismi della rappresentanza e, quindi, della politica”.
Quali i possibili rimedi a tale apparato clientelare, corrotto e socialmente deleterio che si è venuto a creare nel tempo? Non esistono ricette, ma buone abitudini che ogni cittadino può, nel suo piccolo, porre in atto per cercare di migliorare il contesto in cui vive: “Occorre prendere le distanze dal binomio ‘favori/fedeltà’, stabilire una vera e propria barriera culturale, di civiltà tra ‘noi’ e ‘loro’, dove per ‘loro’ intendo gli appartenenti ai ‘giri’, i prepotenti nei confronti dei più deboli e i servili verso i più forti. E’ inoltre necessario battersi per favorire il formarsi di un’opinione pubblica libera, che si alimenti da fonti plurali: in altre parole, promuovere ed impegnarsi per un’informazione libera. Infine – conclude il presidente emerito della Corte costituzionale – è assolutamente prioritario garantire l’indipendenza dei giudici e della funzione giudicante”.

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