Arrivano sempre meno immigrati nel nostro Paese, ma non per le politiche repressive: è la difficile congiuntura economica a fermarli. Questo, in sintesi, emerge dal “XVI Rapporto sulle migrazioni” della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), ente scientifico autonomo e indipendente che promuove studi, ricerche e iniziative sulla società multietnica e multiculturale, con particolare riguardo al fenomeno delle migrazioni internazionali.
Rispetto al 2007, nel primo semestre di quest’anno si sono iscritte all’anagrafe centomila unità in meno, con una contrazione del 40%, anche se il numero dei migranti presenti nel nostro Paese resta comunque elevato: al 1° gennaio 2010 l’istituto Ismu stima che siano circa 5,3 milioni (regolari e non). La nazionalità più numerosa è quella rumena (22% del totale), seguita dall'albanese e dalla marocchina. Dato molto significativo è quello relativo ai minorenni: in base al Rapporto, i minori residenti in Italia al 31 dicembre 2010 saranno quasi 1 milione e 24 mila (quasi triplicati da inizio 2003, anno in cui erano 353mila). Tra di loro, più della metà è nato in Italia. “Si tratta certamente di un contributo importante per dare vitalità alla demografia del nostro paese, anche se va sottolineato come esso non risolva, anche in prospettiva, il problema del calo della natalità in Italia. Infatti i dati dimostrano che le donne immigrate si adattano abbastanza rapidamente al modello riproduttivo della società ospite: nel 2006 il valore medio della fecondità delle straniere era stimato in 2,50 figli per donna ed è sceso progressivamente sino a 2,05 nel 2009”.
La forte presenza di giovani immigrati si riflette nel mondo della scuola: essi rappresentano, infatti, il 7,5 % dell’intera popolazione scolastica, sebbene siano concentrati in particolare nelle regioni del nord Italia. Come ha dimostrato un’altra recente indagine promossa da Ismu sugli indici di integrazione, sussiste un rapporto inverso “tra grado di integrazione e densità della presenza immigrata, mostrando come al crescere della densità della popolazione immigrata decresca il livello di integrazione, mentre nei contesti in cui gli immigrati sono meno numerosi la loro integrazione appare facilitata”. Quanto al tasso di criminalità degli immigrati, il numero dei denunciati stranieri è diminuito del 13,9%, passando dai 302.955 del 2008 ai 260.883 del 2009.
Nel 2008 e nel 2009 gli stranieri regolari hanno registrato tassi di delittuosità totale superiori, ma prossimi, a quelli degli italiani. Gli irregolari invece hanno avuto tassi di delittuosità decine di volte superiori. Il problema della delinquenza straniera continua a riguardare principalmente l’immigrazione irregolare, ma i dati raccolti, sottolinea l’Istituto di ricerca “non avallano l'affermazione, falsa, che gli irregolari siano criminali”. Essi “indicano che l'irregolarità in Italia aumenta la probabilità del verificarsi di un evento criminale. Il che non significa che tutti gli irregolari siano delinquenti o che tra essi non ci siano in maggioranza persone oneste e tanti sfruttati nel lavoro nero”. “Non è vero – si legge inoltre nel Rapporto – che più immigrati vogliono dire tout court più delinquenza. Non c’è una relazione diretta tra aumento dei permessi di soggiorno e delinquenza degli stranieri.
Nel 2005 le province italiane con tassi più alti di soggiornanti regolari non sono quelle che hanno tassi di stranieri denunciati più alti. All’aumentare del tasso di permessi, diminuisce quello di stranieri denunciati. Tra le cause principali di delinquenza totale degli stranieri nelle province italiane troviamo: condizioni economiche di disagio (bassi salari), presenza di criminalità organizzata straniera, e irregolarità lavorativa di basso livello. Non è quindi l'immigrazione di per sé che reca criminalità, ma sono le caratteristiche di certa immigrazione che, in determinati casi, possono farlo con riferimento ad alcune tipologie di criminalità. Rispetto alla criminalità in Italia gli stranieri hanno molti fattori di rischio e pochi di protezione. Sono le condizioni in cui spesso vivono gli stranieri che aumentano la probabilità che alcuni commettano atti criminali o altri diventino vittime di criminalità”. Resta alto il numero degli immigrati sul totale dei detenuti nelle carceri italiane: 24.675 (su 68.121): più di un terzo. La categoria di reato più consistente riguarda i delitti contro il patrimonio.
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