Da quando si assiste alla sovraesposizione mediatica di noti fatti di sangue ed avvenimenti più o meno cruenti, con conseguente spettacolarizzazione di vicende di cronaca nera, la scienza dell’investigazione o detection se si preferisce, sembra non essere più esclusiva prerogativa di scrupolosi inquirenti.
Dediti a disvelare intricate trame e a trovare il bandolo della matassa di complesse vicende, sia pure giocando di fantasia e senza reali ripercussioni sulle indagini, ritroviamo i comuni cittadini, senz’altro sempre propensi a formulare le proprie ipotesi investigative e, negli ultimi anni, grazie sopratutto alle nuove svariate fiction inerenti l’indagine scientifica, capaci anche seppur grossolanamente, di riconoscere alcuni dei più noti strumenti e tecniche d’indagine.
Tra queste, una delle prime tecniche con cui familiarizza il grande pubblico è senz’altro l’identikit.
Scopriamo quindi qualche informazione in più inerente a questa tecnica.
Innanzitutto il termine identikit è d’origine anglosassone, costituito dalle parole identification (identificazione) e kit (apparecchiatura).
Come è noto questa tecnica è utilizzata per più di uno scopo, dalla realizzazione di un supporto visivo di riferimento per l’individuazione delle persone sospettate di aver commesso un reato o più in generale protagoniste di episodi criminosi, a supporto in eventuali ricerche di persone scomparse di cui non si abbiano foto e, inoltre, per poter avere un'idea visiva di come, nel tempo, possano essere mutati i volti di latitanti.
L'identikit, e' un metodo d’individuazione (più che identificazione ) che nasce negli USA, ideato dallo sceriffo di Chicago H. Mc. Donald. In un primo tempo veniva realizzato in base alla descrizione dei tratti anatomici, solo schematici e visti frontalmente, del presunto autore del reato, fornita dalla vittima o dai testimoni dell’evento delittuoso. negli anni cinquanta le polizie si avvalevano di esperti ritrattisti che disegnavano le sembianze dei volti sulla base delle sole testimonianze orali, cercando di essere più verosimili possibile.
Successivamente i tecnici della nota azienda statunitense produttrice di armi Smith e Wesson, idearono un metodo consistente in una serie di circa duemila fogli, ciascuno dei quali conteneva una sola variante di una parte del viso (naso, occhi, labbra, mento, fronte, capigliatura, orecchie) o di un elemento accessorio (occhiali, barba baffi, cicatrici). In pratica l’immagine veniva prima originata mediante sovrapposizione di fogli di plastica trasparente recanti l’impressione dei singoli elementi del volto umano e poi riprodotto fotograficamente.
A queste operazioni faceva seguito la trasmissione telegrafica, a tutti gli uffici di Polizia che avrebbero potuto maggiormente concorrere all’individuazione del reo, del codice dell’immagine ricavata ( l’identikit appunto) che esprimeva i caratteri impiegati, le loro varietà, l’ordine di sovrapposizione, il valore positivo e negativo di eventuali spostamenti verticali effettuati in sede di composizione.
Gli uffici riceventi, dopo aver ricostruito a loro volta l’ immagine, sulla scorta di detto codice, provvedevano a confrontarla con le foto segnaletiche di pregiudicati, classificati per modus operandi. Nel caso in cui le ricerche avessero dato esito positivo, le foto segnaletiche venivano inoltrate all’ufficio che aveva prodotto l’identikit il quale, infine, si occupava dell’individuazione fotografica da parte della vittima del reato o dei testimoni.
Questo sistema venne brevettato come Smith & Wesson's Identikit. Da qui il nome identikit che, in Italia, (dove è stato adottato in nel 1961), indica sia l'intero procedimento di ricostruzione che le conseguenti immagini realizzate e diffuse dalla Polizia.
Attualmente per l’individuazione somatica ci si avvale di sistemi automatizzati per la composizione e la stampa automatica del volto umano. Più che di un identikit, in questo caso, trattasi di PhotoFit
basato sulla grafica computerizzata.
Il Phot –Fit, è un sistema d’ individuazione somatica. E’ stato adottato a lungo in Inghilterra e prevedeva l’impiego di ben 511 sezioni fotografiche di volti relative a: fronte, capelli, occhi, naso, bocca e mento, con la possibilità di aggiungere barba, baffi , occhiali.
Sistemi automatici, soprattutto di creazione australiana, sono adottati anche da polizie europee.
Nel nostro Paese il sistema tradizionale d’identikit, è stato sempre integrato dall’opera del disegnatore di polizia.
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