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Dicembre/2010 - Interviste
Regioni "calde"
La ’ndrangheta va al nord ma qui ha le sue radici
di a cura di Barbara Notaro Dietrich

Il segretario provinciale Silp Mario Roselli avverte:
“Le ’ndrine hanno nella provincia di Reggio Calabria
il loro epicentro, la loro regia. E’ qui che si trovano
le famiglie di riferimento, che, seppur realizzino profitti
illeciti in altre regioni o oltre il confine di Stato,
si guardano bene dal perdere il controllo
degli interessi nella propria realtà territoriale”


Mario Roselli, segretario generale Silp-Cgil della provincia di Reggio Calabria, ha 38 anni. E’ nato a Polistena, provincia di Reggio Calabria ed è in Polizia da sedici anni.

Dove ha svolto il suo servizio di Polizia?
Ho prestato servizio in diverse realtà del territorio nazionale, ognuna con una propria specificità, ma gran parte della mia attività lavorativa l’ho svolta e continuo tuttora a svolgerla nella provincia di Reggio Calabria ed in particolare nella Piana di Gioia Tauro.
Fare il poliziotto e farlo nella mia terra, come è facile intuire ha un significato particolare.

Cioè?
Come tanti altri colleghi siamo chiamati in prima persona ad operare tra la gente calabrese affinché legalità e diritti permeino sempre più il tessuto sociale nelle sue diverse espressioni: lavoro, sanità, scuola, commercio, imprenditoria, ecc.
Tessuto sociale su cui esercitano il proprio condizionamento gli uomini della ’ndrangheta, che non esito ad identificare come veri e propri “parassiti”.

Cosa differenzia la ‘ndrangheta dalle altre organizzazioni criminali?
La ‘ndrangheta ha una sua specificità nel rendere particolarmente forte il vincolo associativo e altrettanto poco prolifica la disponibilità di collaboratori di giustizia: le unioni tra le famiglie ’ndranghetiste con matrimoni o altri riti. La ’ndrangheta come è a tutti noto è presente al Sud, come al Centro, come al Nord dell’Italia. E’ presente ovunque ci siano soldi, soldi, e soldi, soprattutto pubblici.
Entra in azione, a seconda del contesto in cui si trova ad operare in maniera “signorile”, attraverso le corruzioni, o in modo violento, a volte anche drammaticamente violento, per mezzo delle intimidazioni, così da realizzare di fatto quel controllo “ambientale” che è poi il suo “essere”.

Quindi si sta radicando anche al Nord Italia?
Mi consenta, più che si stia radicando, a mio avviso, e non solo, è che si è radicata. Certamente la Calabria e soprattutto la provincia di Reggio Calabria rappresenta il suo epicentro, la sua regia. E’ qui che paese dopo paese troviamo le famiglie di riferimento, che, seppur realizzino profitti illeciti in altre regioni o oltre il confine di Stato, si guardano bene dal perdere il controllo degli interessi che orbitano nella propria realtà territoriale. Anzitutto la famiglia ’ndranghetista deve essere riconosciuta, onorata, rispettata nel proprio territorio. Essa rappresenta un’“istituzione” a cui guardare per ogni necessità, che vada dal placare dissidi tra la gente al dare opportunità di lavoro, dalla concessione di facili finanziamenti con tassi da usura alle semplici “cortesie” di tutti i giorni o all’“assicurare” imprese e commercianti contro i danneggiamenti che altrimenti potrebbero subire.
Essa si comporta come un vero e proprio antistato, che trova il suo humus nello stato di bisogno della gente. Dove lo Stato non arriva, ecco che dietro la porta c’è “l’amico degli amici” che ti può risolvere il problema.

Che cosa deve fare lo Stato?
Lo Stato deve restringere fino ad annullare gli spazi “assistenziali” che la ’ndrangheta riesce a gestire, mettendo in campo anzitutto adeguate politiche sociali e di sviluppo economico.
Bisogna incentivare solo insediamenti effettivamente produttivi, evitando finanziamenti ad imprese estemporanee a tempo, cioè che esistono solo per il periodo strettamente necessario a fagocitare le agevolazioni statali, per poi chiudere i battenti, lasciando tra la gente ancora più sfiducia nelle Istituzioni di prima, rimandandola in quel fragile stato di “bisogno” tanto caro alla ’ndrangheta.

Che ruolo giocano le Forze dell’ordine in tutto ciò?
Giocano un ruolo fondamentale, che viene riconosciuto dalla gente. In una realtà territoriale dove non poche volte le Istituzioni sono inadempienti, ecco che le Forze dell’ordine sono chiamate ad intervenire, a volte a supplire, per far riconoscere al cittadino un diritto che si vorrebbe far passare per concessione o peggio negare.
Le Forze dell’ordine in Calabria rappresentano senza ombra di dubbio un baluardo dello Stato. Esse hanno la maggiore concentrazione nella provincia di Reggio Calabria, ove maggiore è la concentrazione delle ’ndrine, con una moltitudine di presidi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, a cui si aggiungo Uffici di Polizia Interforze, quali la Dia, il Nop, l’Agenzia nazionale beni confiscati alle mafie.
Uno schieramento di forze che seppur notevole, che ha portato e porta considerevoli risultati nella lotta alla ’ndrangheta ed al malaffare che orbita attorno ad essa e che si annida dappertutto, non appare sufficiente per la moltitudine di servizi che si è chiamati a svolgere.
Per quanto concerne la Polizia di Stato (ma presumo anche per le altre Forze di polizia), a cui sono demandate, oltre alle attività di prevenzione e repressione di eventi criminali, la responsabilità dell’ordine e la sicurezza pubblica e la Polizia amministrativa e sociale, negli anni si è assistito ad una contrazione degli organici, una riduzione delle risorse strumentali e dei monte ore di lavoro straordinario assegnato a ciascun Ufficio, che ha condizionato negativamente le attività da svolgere e le condizioni di sicurezza in cui lo stesso personale è chiamato ad operare.
Basti pensare per un attimo al collega della Volante che si trova ad uscire di pattuglia con un’autovettura ormai vetusta (perché di nuove ce ne sono poche o ce n’è solo una e questa non può camminare di continuo), conscio che se dovesse fare un inseguimento metterebbe a rischio la propria e l’altrui incolumità. E ancora al collega che svolge servizio investigativo che, nonostante per il tipo di impiego avrebbe esigenza di cambiare veicolo di frequente per non essere individuabile, si ritrova ad uscire spesso con le solite auto, anche in questo caso molte delle quali vecchie e con notevole percorrenza chilometrica, tutt’altro che affidabili in termini di sicurezza ed efficienza. Per non parlare poi del collega che è costretto ad indossare indumenti ormai logori poiché nei magazzini i ricambi non sono sufficienti per tutti.
A questo si aggiunge come dicevo un monte ore di lavoro straordinario per gli Uffici sempre più misero, assolutamente inadeguato, alla cui prestazione il dipendente per legge non si può esimere, il cui pagamento pero l’Amministrazione può rimandarlo all’anno successivo.
Un insieme di disagi e difficoltà tutt’altro che gratificanti, con cui ciascun operatore si misura ogni giorno e che cerca di superare o comunque di mitigare con sacrifici personali, senza i quali molte attività di Polizia si arresterebbero.

Dopo gli ultimi attentati contro la magistratura che cosa è successo?
Questi attentati intanto hanno evidenziato ancor di più la pericolosità della ’ndrangheta, a cui è seguito l’arrivo di un contingente di militari nella provincia di Reggio Calabria in ausilio alle Forze dell’ordine per i servizi di vigilanza e controllo del territorio.
Una scelta del governo che genera dubbi e perplessità per un uso improprio dei militari, attesa la loro funzione e relativi limiti nell’impiego, con conseguente dispendio di risorse economiche per il loro alloggio, vitto e servizio fuori sede; quando tali risorse si potevano invece utilizzare in modo più proficuo incrementando i presidi delle Forze dell’ordine, professionisti della sicurezza per i quali è previsto un impiego a 360° nella lotta al crimine, che va dalle attività di prevenzione al controllo del territorio alle investigazioni.
Ruolo centrale nelle attività investigative è svolto in primis dalla Squadra Mobile, coadiuvata delle Sezioni Investigative e Squadre di Polizia Giudiziaria dei Commissariati di Ps.
Già, i commissariati, articolazioni altamente strategiche dell’apparato sicurezza, a cui è delegata, per la giurisdizione di competenza, la responsabilità dell’ordine e della sicurezza pubblica, competenze di Polizia amministrativa e sociale, attività di prevenzione e repressione dei reati.
Ebbene, nonostante la gamma di funzioni così importanti, proprio su di essi incomprensibilmente si è registrato negli anni il più evidente impoverimento di risorse umane e strumentali, con grave nocumento dei vari settori operativi.
Diventa quindi fondamentale, per una lotta organica alla criminalità, invertire questa nefasta tendenza.
E’ necessario ridare ai commissariati di Ps piena funzionalità. Perché non bisogna dimenticare che per il cittadino, dopo la questura, l’Ufficio della Polizia di Stato per antonomasia è il commissariato.
Ed è ad esso che si rivolge per qualsivoglia necessità.

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