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Dicembre/2010 - Interviste
Sindaci
Un tavolo di raccordo tra le Forze dell’ordine
di a cura di Barbara Notaro Dietrich

Intervista a Sergio Chiamparino, sindaco
di Torino e Presidente Anci, che auspica
un sempre maggiore coordinamento tra le Polizie
municipali e quelle di Stato, per un piano
complessivo di riqualificazione delle città
e la maggiore sicurezza dei cittadini


Presidente Chiamparino, parliamo di sicurezza, un tema ricorrente nel nostro Paese, specie quando si avvicinano le competizioni elettorali, e si moltiplicano le categoriche promesse. Ma la sicurezza è anche un problema concreto, che ben conosce chi per la sua funzione è a diretto e quotidiano contatto con le esigenze dei cittadini. Data la sua esperienza di Sindaco di Torino e di Presidente dell’Associazione nazionale Comuni italiani, come si configurano i rapporti operativi tra la Polizia di Stato e le amministrazioni municipali?
Il panorama nazionale è molto variegato ed influenzato dalle situazioni di contesto.
Un modello che ha dato ottimi risultati (a Torino, come in alcune città) è basato sulla attivazione di un Tavolo Tecnico Interforze: sulla base delle indicazioni del Comitato Provinciale, a cadenza periodica, per lo più settimanale, i responsabili operativi di Ps, Cc, GdF e Polizia Municipale si riuniscono in questura per valutare i problemi, decidere le azioni e attribuire gli incarichi operativi.

Quale rapporto possiamo individuare tra sicurezza e tessuto urbano? Vale a dire, qual è, ad esempio tra insicurezza e degrado? E quali forme dovrebbe assumere in questi casi la collaborazione tra Polizia e amministrazioni locali?
La sicurezza, e soprattutto la percezione di sicurezza, dei cittadini sono molto influenzate dall’ambiente di vita.
Sono i piccoli ma quotidiani “fatti di vita” che fanno pensare di vivere bene o male.
Per ogni zona “degradata” occorre un piano di intervento strutturale per la riqualificazione dell’area e per la restituzione della disponibilità degli spazi pubblici in capo agli Enti locali, e ai cittadini. Le azioni di Polizia devono essere in sintonia e sinergiche al piano di riqualificazione. Anche in questo caso il Tavolo Tecnico Interforze può coordinare gli interventi di Polizia per la preparazione e l’accompagnamento.

In che modo, a suo giudizio, la Polizia dovrebbe affrontare situazioni specifiche che coinvolgono determinati aspetti della vita di una città, in particolare riguardanti i giovani, e che sono suscettibili di generare reazioni di disagio e di irritazione? Situazioni del tipo dei Murazzi a Torino, o di Campo de’ Fiori a Roma.
Il Piano Interforze di sostegno e accompagnamento ad eventuali progetti di riqualificazione è un modo di agire che mette insieme controllo del territorio e dialogo verso la cittadinanza.
Le azioni di Polizia, tolte quelle indispensabili e preventive per il ripristino della legalità, dovrebbero essere sinergiche e di volano per la realizzazione dei piani complessivi di riqualificazione. In questo modo le Forze di Polizia diventano un interlocutore del territorio, non un fattore repressivo.

Come si può valutare l’esperienza del poliziotto di quartiere? E quella della partecipazione dei militari al controllo delle città?
Se i militari vengono utilizzati per il presidio di “obiettivi sensibili” (Cie, Chiese, ecc.) può essere positivo, dato che “liberano” unità di Polizia da compiti statici per l’attività di controllo del territorio e di contrasto.
Quella del poliziotto di quartiere è un’idea utile che ha preso le mosse dalle esperienze messe in atto anni prima in molte città e gestite dalla Polizia Municipale.
Nella realtà poi c’è stato uno scarso impiego di risorse, sempre in calo. Meglio sarebbe affidare le funzioni di contatto e relazione, di presidio attivo del territorio, di ascolto e di conseguente gestione degli interventi alla Polizia locale, anche perché il più delle volte riguardano proprio l’assetto e la manutenzione della città.

Le ronde, un’iniziativa di stampo prettamente municipale, sponsorizzate dal Ministro dell’Interno, possono essere considerate in qualche modo una forma di supporto alla sicurezza nelle città?
Quello delle ronde non pare essere stato un grande successo. Nel panorama nazionale, esclusa qualche nicchia circoscritta, lo strumento non è stato utilizzato.
La sicurezza partecipata non è uno scambio di ruoli per cui il cittadino si mette a fare il poliziotto.

Presidente Chiamparino, a che cosa è dovuta la cosiddetta “percezione di insicurezza” che sembra essere una caratteristica crescente del nostro Paese? E che assume anche inquietanti espressioni di xenofobia, per quanto riguarda gli immigrati, clandestini e no?
Molto spesso il contesto crea insicurezza: aree periferiche abbandonate, con poca luce, pochi negozi, poco frequentate durante il giorno e desolate di sera; quartieri degradati, edifici fatiscenti. Un vetro rotto non riparato non darà solo l’impressione di sciatteria ma inviterà a pensare che se ne può impunemente rompere un altro, e così via.
Il compito dell’Amministrazione è quello di creare le condizioni per cui il territorio cittadino sia di uso pubblico, non abbandonato, ma di proprietà della comunità. In un contesto di illegalità diffusa, l’equazione diverso uguale pericoloso è immediata.

Oltre che di sicurezza, si dovrebbe parlare di legalità. Lei ritiene che i due problemi siano sempre considerati con eguale interesse? E che le Amministrazioni locali siano in grado di controllare le intrusioni della criminalità organizzata, anche in zone che tradizionalmente non dovrebbero essere “terra di mafia”? E su questo fronte, come funziona, e come dovrebbe funzionare, la collaborazione tra Amministrazioni locali e Polizia?
Gli Enti locali possono e debbono gestire tutti gli eventi “sentinella” che possono indicare presenze o tentativi di intrusione: dati strutturali, economici, insediamenti, licenze commerciali ecc., sono tutti elementi che possono aiutare a comporre un quadro di riferimento fatto di informazioni e di dati fondamentali per le Forze di polizia. Per contro, su fatti e presenze conclamate, le Forze di polizia potrebbero definire con il Comune strategie per la riduzione, l’isolamento del danno.

Come valuta il fatto che alla Polizia siano di fatto negati le risorse e i mezzi per operare efficacemente? Quale prospettiva pensa si possa prefigurare per la Polizia di Stato – l’istituzione nazionale preposta alla difesa della sicurezza, della legalità, dell’ordine democratico – nel quadro delle incerte scelte prossime venture?
Una riorganizzazione che affronti il fatto che in Italia esistono 7 Polizie nazionali (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Penitenziaria, Forestale, Costiera, Capitaneria di Porto) e che strutturi il sistema di Polizia in due aree (nazionale e locale) potrebbe semplificare la catena di comando, le sovrapposizioni di ruoli e rendere più fluido il sistema della sicurezza.
Per la Polizia locale è indispensabile e urgente che sia approvata la Riforma della Polizia locale medesima. È in Commissione Affari Costituzionali un progetto di legge unificato che definisce coordinamento e rapporti fra Stato e sistema delle autonomie locali per la gestione delle politiche integrate per la sicurezza.
È urgente poi l’approvazione della legge per la definizione di funzioni e compiti della Polizia locale: da anni e per rispondere ai bisogni di sicurezza della città, le Polizie locali si sono inventate sul campo ruoli e funzioni.

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