IIn tema di immigrazione siamo al solito tira e molla. Dichiarazioni velleitarie e decisioni valide solo sulla carta, esortazioni ad affrontare seriamente il problema, e sostanzialmente tendenza a sottrarsi a precise responsabilità. In Italia e in Europa. In Italia, comunque, più che altrove a giudicare da come vanno le cose.
Per contrastare il fenomeno degli immigrati irregolari è stata varata una legge sulla clandestinità assunta a reato perseguibile giudiziariamente, con il risultato di contribuire al sovraffollamento delle carceri di stranieri che stanno in cella in attesa di un processo. Nello stesso tempo si vanta il successo dell’“operazione Gheddafi”, ovvero il blocco degli sbarchi di clandestini a Lampedusa. E’ vero che, dopo gli accordi economici con la Libia, e la consegna delle motovedette usate da Tripoli per pattugliare i confini delle sue acque (e occasionalmente sparare sui pescherecci italiani), il flusso di sbarchi si è interrotto. Nulla di sorprendente: dato che il traffico dei clandestini era gestito dalla Libia, e che in Libia si fa solo quello che vuole Gheddafi, è stato sufficiente una decisione del colonnello per ottenere il risultato. I migranti africani restano quindi rinchiusi nei campi, dove sono vessati e maltrattati in ogni maniera, ma Gheddafi periodicamente minaccia di riaprire il rubinetto se i Paesi europei non si decideranno a versargli un congruo compenso.
Nel complesso si fa, volutamente o no, confusione tra clandestini e profughi, cioè tra chi è solo un irregolare, e chi invece avrebbe diritto a un trattamento da rifugiato, com’è il caso di molti aspiranti immigrati africani. E intanto, se gli sbarchi si sono interrotti, o almeno molto diminuiti, il flusso dei clandestini non si è affatto interrotto. Del resto anche prima gli sbarchi, così spettacolarmente presentati, costituivano solo il 15 % degli arrivi irregolari. La maggioranza veniva via terra, e continua a farlo, molto spesso varcando la frontiera con un visto turistico.
Ci si compiace che Lampedusa non sia più un approdo per i disperati del continente africano, trascurando il fatto che molti di loro, in base agli accordi internazionali, aveva il diritto di asilo. In realtà Lampedusa rispondeva alle regole di un progetto di accoglienza studiato dalle Nazioni Unite, un centro dove i casi degli sbarcati erano esaminati e soggetti a verifiche. In cambio di questo si è preferito affidarsi al dittatore di Tripoli. Ovviamente senza risolvere il problema degli immigrati irregolari.
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