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Dicembre/2010 - Articoli e Inchieste
mafia
Quando la tv parla il linguaggio della verità
di Barbara Notaro Dietrich

Non è dunque vero che la televisione non possa affrontare i temi della legalità, della corruzione, del degrado del tessuto civile del Paese. Non è dunque vero che questo elettrodomestico, che si è installato in casa da ospite fisso e pervasivo, debba fornire alla distratta attenzione degli italiani solo programmi fatui, lontani da qualsiasi tipo di impegno, di preferenza conditi in salsa erotizzante, pena un catastrofico calo dell’audience. Non è vero che “al pubblico queste cose non interessano”.
La prova di questo si è avuta con “Vieni via con me”, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano che in cinque lunedì ha capovolto gli schemi televisivi più consolidati. Portando in prima serata, sulla terza rete Rai, considerata “di nicchia”, e quindi poco vista, un qualcosa di completamente nuovo. Senza invenzioni ingegnose o spettacolari. Anzi, mettendo in scena una sorta di recital costituito dalla lettura di elenchi che, a prima vista, si potrebbe addirittura definire noioso. Ma ci si rende subito conto che noioso non è affatto, perché quegli elenchi contengono la realtà viva che ci riguarda tutti: gli aspetti che di solito chi comanda tende a smussare, o addirittura a nascondere, perché compromettono l’immagine di questo Paese. E allora basta smetterla con i vezzeggiamenti e i giri di parole, e mettersi davanti alla telecamera a recitare i fatti e i misfatti delle mafie, della corruzione, del malgoverno a tutti i livelli, basta ricordare con parole chiaramente scandite tutti i mali che ci affliggono, mettendoli a confronto con i residui aspetti positivi, e i telespettatori si svegliano, si appassionano, e ne arrivano dei nuovi, tanti di quei giovani che ormai alla tv preferiscono i sentieri del web.
“In un momento di crollo di certezze, di ‘fallimento’ civile e morale del Paese, è necessario fermarsi per fare un inventario di quello che rimane da salvare e di quello che rimane da combattere. Il programma è un evento perché realizza un’esigenza del Paese”: lo ha scritto Carlo Freccero, un guru delle strategie televisive, che dichiara “La verità vince sul reality”. Certo, se la verità è proclamata da uno scrittore come Roberto Saviano, minacciato di morte da quelle mafie che egli continua a denunciare, l’impatto è maggiore. Lo è al punto che il Ministro dell’Interno si sente punto sul vivo per dei riferimenti a contatti tra politici settentrionali e mafiosi, e chiede di andare anche lui a “Vieni via con me” a leggere il suo elenco. Un elenco che non ha soddisfatto i sindacati della Polizia, ma comunque anche il M2inistro si è reso conto che non poteva far finta di nulla, come sovente i ministri amano fare.
Non è dunque vero che gli italiani alle verità sgradevoli preferiscano i “grandi fratelli” e altre similari forme di intrattenimento. Il problema sta nel dirle queste verità, sempre, e non solo una tantum in un programma di successo.

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