home | noi | pubblicita | abbonamenti | rubriche | mailing list | archivio | link utili | lavora con noi | contatti

Giovedí, 22/10/2020 - 15:09

 
Menu
home
noi
video
pubblicita
abbonamenti
rubriche
mailing list
archivio
link utili
lavora con noi
contatti
Accesso Utente
Login Password
LOGIN>>

REGISTRATI!

Visualizza tutti i commenti   Scrivi il tuo commento   Invia articolo ad un amico   Stampa questo articolo
<<precedente indice successivo>>
Dicembre/2010 - Articoli e Inchieste
Analisi
Diminuiscono i reati ma la gente ha paura
di Giada Valdannini

La percezione del pericolo è al centro di una serie
di indagini e studi recenti, dall’Istat all’Ispo.
E i risultati sono simili per tutti: a fronte di un calo
della criminalità, la popolazione non si sente
affatto più sicura, anche perché i media giocano
un ruolo fondamentale nel trasmettere ansia


Quanta gente vive nel vostro palazzo? Di quanti sapreste associare cognomi a volti e storie personali? Se siete tra quelli, tanti, che si stupiscono di qualcuno nuovo incrociato per le scale per poi sapere che è da tempo che vive lì, allora possiamo condividere un ragionamento. Sennò, siete semplicemente fortunati. E comunque, i benvenuti. Parliamo di sicurezza, di quel demone che riempie le pagine dei giornali, che stimola i forcaioli e preoccupa i tanti. Di quel filone che allontana il diverso per gli uni e rinserra dietro porte gli altri. Ma è tutto qui? Viene prima la separazione col suo stuolo di timore, sospetto e circospezione o è forse il contrario: chiusura, poca conoscenza e isolamento che istillano ansia di sicurezza? Vediamo.
Giugno 2010: una manciata di mesi fa. Forum Comunicazione, a Roma, si parla di sicurezza tra realtà e percezione. E a fronte di un sensibile calo generale dei reati in Italia (-14% nel 2009 rispetto all’anno precedente) e di successi nella lotta alla criminalità organizzata, non scende lo «stato d’ansia generalizzato nei cittadini». Lo dice Maurizio Masciopinto, direttore delle Relazioni esterne del Dipartimento della Pubblica sicurezza, uno che se ne dovrebbe intendere, cui fa eco il presidente dell’ISPO Renato Mannheimer secondo cui la percezione di sicurezza non è aumentata quanto il calo dei reati, indicando quindi la necessità di comunicare di più affinché diminuisca la differenza tra sicurezza e percezione.
Un gioco da ragazzi? Non direi. Ma allora, se i reati calano e oggettivamente siamo più sicuri, cosa impedisce di sentirsi tali? Una serie di fattori, non solo legati al lavoro dell’Amministrazione e al compito di render noti i risultati del proprio operato ma anche ai mass media, una buona parte, che operano quotidianamente lo stravolgimento della notizia, il travisamento di essa, la trasformazione di una vicenda isolata, seppur grave, in una tendenza dilagante. E di casi abbonda la cronaca.
Allora la domanda è: c’è dietro una volontà o la sottovalutazione di ciò che può produrre? Opterei per la prima. Dal panem et circenses al dìvide et impera finendo col disinforma e domina. Questo perché una massa disorientata è plasmabile e più incline a cercare una guida, un riferimento, un leader. Meno chi è conscio, avvezzo al confronto, informato. Ecco perché, a diverso livello, l’etere inonda lo spettatore di sedicenti esperti commentatori dei fatti più turpi: dieci, dodici, quindici ore al giorno, finché, se non si è ben saldi, si finisce col pensarla come chi ha martellato occhi e udito con analisi talvolta strampalate. Il caso della giovane Sara Scazzi è emblematico: una tragedia trasformata in grottesco reality che ha tenuto l’Italia col fiato sospeso. E se da un lato c’era chi con scrupolo cercava di ricostruire la vicenda per trovare prima la ragazza e poi, purtroppo, i responsabili del suo omicidio; dall’altro c’era chi indugiava nei dettagli più torbidi, quelli macabri, truci. Ma è storia comune.
Torniamo ai numeri. Novembre 2010, l’Istat diffonde il rapporto “Reati, vittime e percezione della sicurezza 2008-2009”; ne emerge un quadro poco confortante: negli ultimi anni, è diminuito il numero di italiani che si sente ‘molto sicuro’, con zone di maggiore criticità in Campania, Lazio e Puglia. Tra le regioni del Nord invece è il Veneto a mostrare i livelli più elevati di paura mentre su tutto insiste un aumento generale delle persone che finiscono rintanate in casa, senza mai mettere il naso fuori (dall’8,4% del 1997-1998 all’11,6%), soprattutto tra gli anziani con più di 70 anni.
Eppure, «la percezione di insicurezza mostra una sostanziale stabilità – dice l’Istat – ma si attesta un elevato livello di disagio soprattutto tra le ragazze di 14-24 anni come anche al Sud, dove il 22% si dichiara poco sicuro e l’11,2% per niente». Secondo l’Istat, la preoccupazione è soprattutto intorno a rapine e aggressioni, scippi e borseggi, ma anche violenze sessuali, di cui ha paura più del 50% delle donne. Non poche. Il tutto mentre si fa sempre più largo la paura dello straniero, in particolare del cittadino romeno, come emerge dalla la ricerca nazionale “Vivere tra luci e ombre” sulla percezione di sicurezza, legalità e giustizia, promossa dal Pd in tutta Italia. A tal proposito è bene ricordare che sono italiani sei stupratori su dieci (dati del Viminale sul 2008) e che Milano sarebbe la ‘capitale’ delle violenze sessuali con 480 abusi nel 2009: più di una al giorno, secondo l’Associazione ginecologi ospedalieri (Aogoi). Fortunatamente, però, è cresciuto del 5% nei primi 6 mesi del 2010 il numero di donne che ha denunciato. Un incremento che per Telefono Rosa si era verificato anche nel corso del 2009 e che sarebbe quindi proseguito nel primo semestre dell’anno passato.
Così, tornando quindi per qualche istante da dove siamo partiti: quanto gioverebbe alla sicurezza una prossimità meno scettica, un vicinato meno distante, una reciproca attenzione senza ricorrere a ronde o simili? E’ il libro dei sogni? Forse in Italia, non nel Regno Unito dove è diffuso il “neighbourhood watch”, niente a che vedere col ficcare il naso in affari altrui ma ricostruire quella trama sociale che per secoli ha funto da deterrente alla criminalità. E su questa falsariga, anche se per questioni di categoria, si muovono associazioni come la Confcommercio Roma che, per rispondere al crescente bisogno di sicurezza (circa l’80% del loro campione teme episodi di violenza e atti criminali, a causa di un insufficiente presidio del territorio), ha previsto degli “sportelli del cittadino” in tutte le diciotto sedi Confcommercio Roma, cui chiunque potrà rivolgersi per ricevere assistenza sul tema della sicurezza ed esporre problematiche o situazioni sospette.
Ebbene, visto che parliamo di lavoro come non pensare alla sicurezza più negletta che ci sia, quella che miete vittime ogni giorno in aziende e cantieri? Nonostante i dati 2009 segnino una controtendenza, guai a tirare un sospiro di sollievo. Azzardato quando si parla di morti sul lavoro. Di fatto scende in Italia il numero di incidenti mortali, che tocca il minimo storico dal 1951 (quando iniziarono le rilevazioni statistiche). Nel 2009 sono stati infatti 1.050, un 6,3% in meno rispetto al 2008. Ma cosa è cambiato? Si tratta innanzitutto di una riduzione dovuta in parte alla crisi visto che, col calo degli occupati (-1,6% per l’Istat) e delle ore effettivamente lavorate, scendono in generale gli infortuni: 790.000 (oltre 85 mila in meno degli 875.144 del 2008).
Ma in tempi di crisi non diminuiscono solo questi fattori, crollano a picco anche le certezze per il futuro; ragion per cui il rapporto del Pd rileva tra le paure quella del “furto di garanzie”. Secondo lo studio “Vivere tra luci e ombre” la crisi economica e il conseguente ridursi del sistema di garanzie sociali (welfare), accentuerebbe il timore di vedersi sottratti dei diritti acquisiti, a causa dell’arrivo degli immigrati. Un fenomeno che, se non gestito in modo efficace, può scatenare conflitti sociali di entità grave.
Per risolvere questi problemi, gli italiani intervistati indicano varie vie: più forze di polizia, più qualità del territorio e la certezza di un sistema giudiziario che agisca con efficienza e certezza della pena. Alle Forze dell’ordine la giurisdizione sulla sicurezza e al bando le forme “fai da te” sul genere delle ronde. E se l’intero arco parlamentare sembra talvolta brancolare nel tentativo di affrontare la questione sicurezza ad armi spuntate, da un ramo all’altro del Parlamento arrivano riflessioni che potrebbero indicare la via. Per Marco Minniti, deputato Pd, «c’è un grande divario tra i dati reali della sicurezza e la sua percezione. Questo dovrebbe richiamare una maggiore responsabilità da parte di chi governa, anche se bisogna ricordare che sulla sicurezza si vincono le campagne elettorali. Nonostante ciò non si può governare sulla paura o solo sui sentimenti, sarebbe pernicioso per la democrazia. Occorre una battaglia culturale – dice Minniti – per sfatare il mito immigrazione = criminalità. Ma per prima cosa bisogna ammettere che è la clandestinità che porta alla criminalità. Gli immigrati regolari hanno un tasso di reati minore rispetto ai cittadini italiani. In tal senso va rivista la legge Bossi-Fini perché non ha funzionato». A detta del presidente della Camera, Gianfranco Fini, «il problema della sicurezza è tutt’altro che secondario. Le Istituzioni ne devono tener conto e la politica deve fare il suo ruolo anche perché la fiducia nella politica è inversamente proporzionale all’allarme sociale. Non esiste un’unica soluzione per la sicurezza – dice ancora - ma una serie di politiche correlate strategicamente tra loro. La risposta è parziale se si tiene conto solo della emotività collettiva. La sfida all’insicurezza non si risolve con scorciatoie ma con pratiche integrate capaci di combattere il disagio sociale». E chissà che sia proprio in quest’ultimo elemento il nodo della questione. Disagio sociale – insicurezza.

<<precedente indice successivo>>
 
<< indietro

Ricerca articoli
search..>>
VAI>>
 
COLLABORATORI
 
 
SIULP
 
SILP
 
SILP
 
SILP
 
SILP
 
 
Cittadino Lex
 
Scrivi il tuo libro: Noi ti pubblichiamo!
 
 
 
 
 

 

 

 

Sito ottimizzato per browser Internet Explorer 4.0 o superiore

chi siamo | contatti | copyright | credits | privacy policy

PoliziaeDemocrazia.it é una pubblicazione di DDE Editrice P.IVA 01989701006 - dati societari