Nessuna opera umana è perfetta ma tutte possono migliorare basta porsi in ascolto e dubitare delle proprie certezze. Le certezze possono essere pericolose, soprattutto se sei imputato in un processo di omicidio. A febbraio Timothy Cole è stato prosciolto dall’accusa di stupro, una storia a lieto fine, peccato che è morto dieci anni prima in carcere. Riconosciuto da un testimone - che aveva indicato la sua immagine tra una serie di foto - era stato condannato come molti prima di lui. Oggi la ricerca psicologica mette in dubbio la capacità dei testimoni oculari di ricordare con accuratezza i dettagli di un reato, mostrando come spesso i ricordi siano inconsciamente manipolati. La foto di Cole, paradossalmente, era l’unica a colori.
In genere le persone tendono a valutare male la qualità dei loro ricordi. Lo dice chiaramente Elizabeth Loftus, docente di psicologia alla University of California, “i ricordi di eventi brevi, fondamentali nei processi penali, sono condizionati dalla scarsa illuminazione in cui sono avvenuti i fatti, dal passare del tempo e soprattutto da interrogatori pilotati o allusivi”. Prima di lei un grandissimo storico francese, Marc Bloch, scriveva: “Il passato è per definizione un dato che nulla più modificherà. Ma la conoscenza del passato è cosa in evoluzione, che senza posa si trasforma e si perfeziona”. Ma quando è in ballo la vita delle persone è compito delle autorità trovare una soluzione. Come si può fare chiarezza su un crimine? La maggior parte delle prove in genere derivano dall’osservazione della vittima. Il medico forense ha lo scopo di stabilire la causa della morte, stimarne il momento, ipotizzare il tipo di arma utilizzata, distinguere l’omicidio dal suicidio, stabilire l’identità del deceduto e determinare l’effetto additivo del trauma o delle condizioni preesistenti.
Per raggiungere tali scopi i medici utilizzano alcune tecniche e conoscenze note da anni ed altre di recente sviluppo. Il DNA per esempio non è di certo una novità, ma come funziona per identificare un indiziato? Come avviene la determinazione del DNA?
Solo un decimo di una singola percentuale di DNA (circa 3 milioni di basi) è diverso da persona a persona. Gli scienziati possono utilizzare queste regioni variabili per generare un profilo del DNA di un individuo mediante campioni di sangue, osso, peli o capelli e altri tessuti o annessi organici. Nei casi criminali, ciò generalmente implica l’ottenimento di campioni dalle prove repertate sulla scena del crimine e da un sospettato, l’estrazione del DNA, e l’analisi di esso alla ricerca di un gruppo di specifiche regioni (markers). Questo significa che l’identificazione del DNA può essere molto efficiente se usata con intelligenza. Devono essere utilizzate porzioni della sequenza del DNA che variano molto tra individui umani, inoltre le porzioni devono essere abbastanza grandi da superare il fatto che negli esseri umani l’accoppiamento non è assolutamente casuale.
Una tecnica molto meno nota e di recente sviluppo è quella che permette il rilevamento delle impronte di scarpe dalla pelle umana. La sperimentazione ha dimostrato che è possibile il recupero di impronte di polvere latenti dalla pelle umana. Gli investigatori potranno utilizzare questa tecnica in caso di crimini violenti che vedono la vittima (spesso donne) presa a calci, calpestata, o - ancora peggio - investita.
Ma studi più interessanti, forse, si stanno compiendo nei riguardi degli incendi. Cosa succede esattamente a un corpo umano che brucia? Esperimenti su “vittime”, morte già da un bel pò e che hanno donato i propri resti alla ricerca medica, hanno portato Elayne Pope - una scienziata forense e dell’università del West Florida, a Pensacola - e il suo team a passare il tempo a dar fuoco ai cadaveri, in circostanze diverse, per capire come brucia il corpo umano.
Molte persone muoiono in incendi domestici, incendi d’auto o incendi dolosi e a volte i corpi delle vittime degli omicidi vengono bruciati per cancellare le prove. Finora il sapere scientifico sui resti umani bruciati era limitato. Tutto quello che non si basava su delle ipotesi veniva dagli esami sui corpi negli incendi - di cui non si avevano informazioni dettagliate - o da esperimenti sui corpi dei maiali, che hanno sostanziali differenze da quelli umani.
L’équipe in anni di lavoro ha sfatato diversi miti sulla combustione del corpo umano e sta cercando di individuare nuovi principi guida che possono aiutare gli investigatori. Il gruppo di Pope ha dimostrato, per esempio, che se un corpo ha una ferita da arma da fuoco o da taglio, durante l’incendio la ferita si apre subito esponendo la parte sottostante dello scheletro a un maggior calore e lasciando sulle ossa un segno permanente.
Questo nel mondo, e in Italia? Noi apparentemente siamo un pò più indietro ma solo apparentemente. Roberto Di Legami, 48 anni, dirigente del Gabinetto regionale di polizia scientifica afferma con chiarezza: “Si tratta sostanzialmente di appropriarsi di una nuova mentalità che superi gli stereotipi del passato - spiega - faccio un esempio: un tempo sulla scena del crimine arrivavano gli investigatori della Mobile, toccavano, perquisivano e solo dopo, in un ambiente già altamente inquinato, interveniva la Scientifica. Poi, anche per colpa di film e telefilm, invece si è ragionato in modo opposto: alla Scientifica si è delegato il compito di chiudere l'indagine come se contasse solo il DNA. Ora finalmente con l'istituzione a Roma della Direzione Centrale Anticrimine che raggruppa nello stesso edificio sia lo Sco (l'investigazione deduttiva), la polizia scientifica e le sezioni di controllo del territorio si è approdati ad un nuovo indirizzo. Secondo il quale la Scientifica opera in stretto rapporto con gli investigatori puri, creando una sinergia ottimale”.
Questo è il futuro delle indagini. La mente umana commette errori, la sola scienza è sterile ed aggirabile. L’unione delle due cose però porta alla soluzione dei casi più complessi.
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